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Datemi tempo! Riflessioni sulla cura e i tempi di bambine e bambini

L'azienda si fa nido: quando il travestimento non e' un gioco. Appunti su un dibattito in corso

E' sempre piuttosto sconvolgente dover ammettere come il mercato metabolizzi qualsiasi tipologia di prodotto; è sufficiente che si configuri una potenziale domanda ed è fatta. In questo caso si tratta di aziende che commissionano nidi "chiavi in mano" per la prole delle e dei loro dipendenti, beneficiando oltretutto di co-finanziamenti pubblici (regionali e comunali, stanziati ad hoc dall'ultima finanziaria). E i destinatari reali e "finali"? Che cosa ne direbbero i futuri "utenti" se avessero già acquisito la facoltà di verbalizzare? Che cosa direbbero di quel loro nido "baby world" o "happy child" costruito in ambiente asettico come un pacchetto luccicante di merendine che ne evoca lo stesso sapore indifferenziato, dolciastro, di plastica studiato apposta per livellare il gusto? Un nido progettato da chi non ci lavorerà mai, da chi non vi investirà passione e professionalità non avrà, ne siamo certe, uno stile educativo proprio ma si presenterà come un "kit pedagogico" (si veda l'articolo E in azienda va di moda il nido in franchising, "Il manifesto", 4 settembre 2003, p. 8). Non sembri una meccanica deduzione ma in un luogo pensato sulla base di tali premesse quale sarà il livello del progetto educativo? Baby world non sarà facilmente sinonimo di baby sitter? Questi nidi sono prodotti in franchising che è un modello basato sul marchio: per aprire e lavorare in un nido sono necessarie persone, esperienza, competenze, riflessioni e lavoro di gruppo, sapere e piacere. Da Baby world non si vede il mondo, per vederlo c'è bisogno di chi dica e dimostri ai bambini e alle bambine che quel caleidoscopio che abitano, colorato e neutro insieme perché uguale a tanti altri, è solo una parte del mondo. E inoltre: vorremmo individuare del nido aziendale gli aspetti critici legati al valore politico e simbolico che la sua apertura comporta. Premesso che sono stati chiusi trenta anni fa perché strutture meramente assistenziali, i loro orari si adegueranno a quelli dell'azienda o società che li ospita " altrimenti che senso avrebbero? " con conseguente appiattimento degli orari di entrata e uscita dei figli su quelli di lavoro di madri e/o padri, un calco esatto! Proprio quello che ci vuole per chiedere più lievemente ore di straordinario, ridurre i congedi per maternità, malattia dei bambini e così via.

Un altro rischio, che veicolerebbe un indebolimento del portato simbolico e materiale dell'asilo nido, consiste nel sottrarre i servizi per la prima infanzia al territorio, alla rete locale di relazioni e soggetti, dentro e fuori le istituzioni, che lavorano e contribuiscono a un contesto di sviluppo. "La vita quotidiana dei bambini tra asilo nido e scuola dell'infanzia (e tra servizi e famiglia), le strategie di rapporto con i coetanei e gli adulti, le relazioni tra adulti dentro e fra istituzioni devono dare luogo a una ecologia dello sviluppo e dell'educazione infantile tale da garantire la costruzione di sensi o significati comuni e condivisi e, al contempo, tutela e promozione dell'identità di ciascun soggetto e delle varie età oltre che della specificità delle varie istituzioni [...] idee, emozioni, e affetti di uno stesso soggetto in differenti situazioni, memorie, aspettative e intenzioni dei partner adulti del bambino tra 'scuola' e famiglia devono essere connesse in una trama dotata di senso e coerenza di fondo" (R. Cardini,Introduzione a La coerenza educativa tra l'asilo nido e la scuola materna. Verso un progetto educativo per l'età prescolare, Ed. Junior, 2003, pp. 17-18).

Anche la progettazione di nidi condominiali - è ancora Milano la città che ha avviata questa sperimentazione così come per i nidi aziendali - sposta in un luogo privato uno spazio pubblico. L'apertura dei nidi aziendali e dei nidi condominiali sono alcuni dei temi affrontati nel dibattito che si articola ormai da tempo intorno alla cura e ai servizi educativi per la prima infanzia. La discussione è stata sollecitata dalla creazione di queste nuove tipologie di servizi nonché dal dettato della Legge di Riforma del Sistema scolastico e formativo che anticipa l'ingresso alla scuola per l'infanzia. Il dibattito apre spazi di riflessione complessi perché si intreccia a temi rilevanti come il lavoro, ossia l'attuale mercato del lavoro - a sua volta costituito e segmentato da "nuove tipologie" - i tempi di lavoro e di vita, i diritti lavorativi e non solo di madri, padri, bambini e bambine. Forse proprio per questo, per questo suo incardinarsi su temi critici e attuali, sembra non guadagnare spazi di approfondimento adeguati - a parte l'eccezione di alcuni quotidiani - e rimane relegato ad una discussione tra addetti ai lavori (seppure di alta qualità).

Tra le nuove tipologie, servizi come il nido aziendale e quello condominiale diversificano e ampliano gli orari di apertura ed estendono gli spazi tradizionali e deputati di asili e ludoteche ad altri luoghi come gli appartamenti o le aziende. Spesso la loro gestione è affidata dai Comuni a cooperative del cosiddetto privato sociale o alla iniziativa dei privati (la normativa regionale in materia è piuttosto esigente e tuttavia i nidi condominiali a Milano sono tanti e vanno per la maggiore; si veda in proposito Debuttano I nidi condominiali, boom di richieste, "Corriere della sera", 3 settembre 2003). Una delle più frequenti critiche cui sono sottoposti sta nel vederne e prevederne lo slittamento fuori dalla gestione diretta del pubblico anche per quanto riguarda gli standard qualitativi e la loro verifica (si pensi ad aspetti come la continuità del progetto educativo, l'aggiornamento del personale e così via). "Meglio di niente": il commento è disarmante e la dice lunga sul grado di improvvisazione della sperimentazione che ripropone un modello assistenziale privo di una riflessione significativa sui piani educativo-pedagogico e anche emozionali e delle aspettative. "Se l'idea nascesse informalmente da un gruppo di famiglie che si conoscono e si accordano tra loro, bene. Ma è una situazione che non va formalizzata come alternativa al nido: non c'è paragone tra ciò che ti offre un appartamento e una struttura organizzata come un nido" (sono parole di Andrea De Lotto del coordinamento Chiedo Asilo).

Anche l'anticipo a due anni e mezzo per l'ingresso alla scuola materna è fortemente avversato da molti pedagogisti, educatrici, operatori. Si tratta di un provvedimento dissennato sul piano pedagogico e demagogico sul piano politico. Una delle letture (si confronti l'articolo di Carlo Alberti, Guadagnare tempo, perdere tempo. Un'introduzione non rituale in Lasciateci il tempo. Dossier, "Bambini", maggio 2003, pp. III-IV) vi attribuisce giustamente la volontà di ridurre in tal modo le liste di attesa per i nidi oltretutto senza alcuna spesa per le famiglie (le scuole dell'infanzia sono ormai quasi tutte statali) e soprattutto senza alcun riguardo per i bambini e le bambine e i loro bisogni. "Lo sviluppo è un processo che va rafforzato ma non forzato e l'educatore (così come il genitore) deve attendere il momento giusto, quando, per così dire, il bambino è pronto. Solo in questo modo si ha una crescita senza condizionamenti e può essere garantita al bambino la formazione di una 'base sicura'. In questo senso la legge della Riforma scolastica costituisce un'improvvisa e non argomentata inversione di tendenza quando prevede che possa iscriversi alla scuola dell'infanzia un bambino che compie il terzo anno di età entro il mese di aprile dell'anno successivo. [..] "E tutto questo dovrebbe avvenire lasciando le cose così come sono, senza una preparazione preventiva degli insegnanti, senza cambiamenti strutturali significativi, senza modifiche sostanziali all'attuale organizzazione della scuola dell'infanzia. Tutto è come prima: si dovranno fare sostanzialmente le stesse cose con bambini più piccoli. Tutto questo si basa su un'evidente logica aziendalistica e su una concezione produttivistica. Anche la scuola dell'infanzia è ora impigliata nelle maglie dell'efficacia e dell'efficienza, in un contesto di libero mercato e competizione. In altri termini, anche il bambino diventa un prodotto e anche l'azienda "scuola dell'infanzia", alla pari di altre aziende, deve stare sul mercato divenendo più produttiva attraverso l'abbattimento dei tempi di produzione e parità di costi" (Battista Quinto Borghi, La cultura dei laboratori. I laboratori didattici per l'asilo nido e la scuola dell'infanzia alla luce della riforma scolastica, "Bambini", settembre 2003, pp. 33-39).

Sia il nido aziendale che quello condominiale che la "nuova tipologia" che si configurerebbe con l'anticipo sono anche ampiamente sostenute, talvolta dalle istituzioni e dai genitori, più in generale da coloro che vi vedono una modernizzazione dei servizi che risponde a nuovi bisogni e aspettative: tale servizi offrono una flessibilità oraria letteralmente impagabile, a sostegno di madri e padri spesso occupati in rapporti di lavoro con durata e orari molto flessibili (i cosiddetti lavoratori autonomi di seconda generazione). In tal caso il sostegno alle madri e ai padri che lavorano diviene piuttosto sostegno ad una occupazione flessibile ma eterodiretta con margini di contrattazione assenti e condizioni di sfruttamento sommerse, spesso di autosfruttamento. Non sempre è e sarà così, spesso quegli stessi orari sono congeniali a coloro che hanno scelto situazioni di lavoro flessibile ma autogestito, o forse a donne uomini bambini migranti la cui giornata, con i suoi ritmi e scansioni, potrebbe non identificarsi con la nostra rappresentazione ed esperienza del tempo quotidiano. E tuttavia il tema del tempo e del lavoro anche in relazione alle proposte educative in età prescolare si conferma un delicato ambito che fa deflagrare molte contraddizioni ed equilibri legati alle dinamiche sociali e lavorative, ai diritti, alla polimorfa e al tempo stesso rigida trama di cui è tessuto il mercato del lavoro.
Quello su cui vorremmo in ultima analisi mettere l'accento sta nel constatare che spesso la progettazione di servizi per l'infanzia risponde alle necessità degli adulti e non ai bisogni dei bambini e delle bambine, si costruisce intorno alle leggi e alle dinamiche del mercato e del lavoro piuttosto che come risposta ai bisogni, ai desideri, al ben-essere di madri, padri, piccolissimi/e. Siamo davvero certi che le madri siano felici di ritrovarsi il nido in azienda? E che lo spazio neutro di un nido aziendale in franchising o quello chiuso e poco qualificato di un appartamento costituiscano luoghi di piacere e di condivisione? Il senso di responsabilità dovrebbe sottostare alla complessa funzione genitoriale, tutoria o educativa degli adulti dovrebbe sempre interrogarsi e provare a dare risposte competenti e dotate di senso, sapendo che gli interlocutori seppur piccolissimi sono soggetti, e non sono inconoscibili, indifferenti, indifferenziati ma anzi soggetti senzienti e "interrogabili". Le risposte istituzionali e politiche dovrebbero tener conto di questo, esse hanno di fronte soggetti ed è possibile distinguere tra i soggetti e metterli al centro e non mettervi invece il mercato e il consumo con la loro altrettanto urgente materialità seppure di segno opposto a quella degli individui.

Alcuni siti consigliati:

www.infantiae.org
www.cittasostenibili.minori.it
www.chiedoasilo.it

Bibliografia utilizzata:

Carlo Alberti, Guadagnare tempo, perdere tempo. Un'introduzione non rituale in Lasciateci il tempo, Dossier, "Bambini", maggio 2003, pp. III-IV.
Battista Quinto Borghi, La cultura dei laboratori. I laboratori didattici per l'asilo nido e la scuola dell'infanzia alla luce della riforma scolastica, "Bambini", settembre 2003, pp. 33-39.
Roberta Cardini, Introduzione a La coerenza educativa tra l'asilo nido e la scuola materna. Verso un progetto educativo per l'età prescolare, Ed. Junior, 2003, pp. 17-62.
L'ingresso anticipato alla scuola dell'infanzia, a cura di Monica Guerra e Tiziana Morgandi, "Bambini", settembre 2003, pp. 30-32.
Lasciateci il tempo. Dossier, "Bambini", maggio 2003, pp. I-XX.
Mamme di giorno" nel Sud Tirolo sociale; Reggio Emilia è in lista d'attesa, "Il manifesto", giovedi' 18 settembre, 2003, p. 7.
A Milano aprono gli asili fai da te; E in azienda va di moda il nido in franchising, "Il manifesto", giovedi' 4 settembre 2003, p. 8.