salta la barra
Tempi e Spazi
CULTURE,
prospettive


sei in Tempi e Spazi  Culture  Datemi tempo!  Il tempo delle bambine e dei bambini
Datemi tempo! Riflessioni sulla cura e i tempi di bambine e bambini

Tempo e soggettività infantile: il tempo delle bambine e dei bambini


Come i bambini che si fermano lungo il mare
e dimenticano di diventare vecchi
cacciando sciami di api sulla soglia del pensare
libero
pensare di bambini
che sanno
del tempo
quello che l'oceano traccia
sulle ali delle mosche […]

Toni Maraini, Quello che andavo libera pensando, in Poema d'Oriente, Roma, Semar, 2000


Con questo intervento vogliamo iniziare una riflessione sul tempo di bambini/e via via secondo diverse angolature: soggettività, norma, relazioni con le istituzioni e i servizi, educazione, atteggiamenti pedagogici.
Tali aspetti sono anche correlati tra loro e su ognuno cercheremo di fornire suggerimenti di lettura, bibliografia e documenti.

La poesia in epigrafe rivela attraverso figure immaginifiche quale può essere la percezione del tempo nell'infanzia, la sua dimensione soggettiva, dunque creativa. Quello del bambino, dice Piaget, è un tempo ludico e magico, è il tempo di un infinito presente, del gioco privo di passato e di futuro.
E' un tempo così fermo e perso da stare in felice contraddizione con il tempo produttivo e riproduttivo delle nostre società, con una costruzione sociale che riguarda l'uso del tempo in una progressiva contrazione e velocizzazione dell'agire. Il tentativo di interpretare questo senso del tempo infantile è insegnamento: ci mostra quanta distanza interponiamo, come adulti, tra tempo soggettivo e tempi di vita dei bambini e delle bambine e ci dovrebbe ammonire dall'appiattire al tempo dei grandi il tempo dei piccoli.

Riempiamo la loro vita di impegni. Trasformiamo il tempo in compiti. E non ci accorgiamo che così lo uccidiamo, il tempo. Per cui un bambino va a scuola, e dopo la scuola c'è la palestra, quindi inglese, poi musica. [...] Ci sono bambini che vivono come amministratori delegati. C'è bisogno di questo? Credo di no. [...] Sappiamo bene che non c'è nessuna relazione tra una vita così intensamente vissuta e la crescita dei ragazzi. Che ha a che fare piuttosto con il loro grado di autostima, con la capacità di far fronte agli eventi negativi, con le risorse affettive. Tutte caratteristiche che non vengono certo favorite da una educazione competitiva o da una vita zeppa di cose da fare, appuntamenti da rispettare, traguardi da raggiungere. [...] Penso che bisognerebbe insegnare ai bambini a perdere del tempo. Che è una gran bella fatica. Perché perdere del tempo non vuol dire né oziare né alienare il tempo. Vuol dire invece declinarlo secondo una dimensione emotiva e relazionale anziché cognitiva. [...] Diamo il tempo ai nostri bambini. Insegniamo loro come cercarlo (1).

Istituzioni come i nidi, gli asili, le scuole si interrogano sul tempo di bambine e bambini, ragazze e ragazzi? Oppure anche in questi luoghi il tempo utilitaristico e produttivo tende ad annullare la temporalità soggettiva infantile?


Nei servizi, in particolare nei nidi, si incontrano e si scontrano i tempi delle famiglie, delle educatrici e dei bambini. All'interno di queste traiettorie dovrebbero trovare conciliazione il tempo utilitaristico e il tempo fermo e non istituzionalizzato dei bambini. Il nido può svolgere una funzione educativa positiva che tenga insieme il tempo rigido e utilitaristico e il tempo libero e lento dei bambini. Il nido può essere pensato e progettato come un luogo di educazione al tempo, capace di modificarne la percezione e di dare risposte alle richieste temporali dei bambini (2).

Dare risposte educative all'interno della relazione tra tempi e ritmi dei bambini e tempi e ritmi dell'educare significa spesso lasciare tempo e spazio alle soggettività, di esprimersi, differenziarsi, rendersi autonome. L'esperienza soggettiva necessita, per crescere, di una de-istituzionalizzazione dei luoghi dell'educare, i quali devono e possono diventare luoghi di relazioni, di sperimentazione.
Nell'asilo nido le zone in cui è organizzato lo spazio - gioco simbolico, travestimenti, costruzioni, pranzo e così via - sono concepite come rassicuranti e contenitive ma anche come provocatorie di esperienze nuove e di processi di attiva ricerca e scoperta (3). Qualcosa di simile possiamo attribuire ai momenti che scandiscono la giornata al nido: essi devono essere riconoscibili e omogenei ma al tempo stesso permeabili ai bisogni e alla sperimentazione. Questi atteggiamenti sono indispensabili per favorire individualità in grado di sviluppare la propria autonomia.

Da una prospettiva pedagogica si rivela interessante, fin dal titolo, Datemi tempo lo studio della pediatra ungherese Emmi Pikler dedicato allo sviluppo motorio nell'infanzia. I bambini possiedono una capacità totalmente indipendente di arrivare dalla posizione neonatale a quella eretta senza alcun bisogno di esercizi, anticipazioni, sollecitazioni, che anzi ritardano lo sviluppo stesso o li rendono insicuri (in tutti i sensi!).

[...] Gli adulti non danno tregua al bambino: vogliono che superi in fretta le tappe, che acceleri i suoi ritmi. Non hanno pazienza con la sua naturale lentezza, con le sue ripetizioni spontanee, osservabili, a cominciare dalla nascita, in ogni tappa dello sviluppo e in ogni apprendimento. Ebbene, questo incalzare gli giova? Realmente gli fa 'guadagnare' tempo e, non ultimo, lo fa stare meglio?(4).

Sui tempi dell'apprendimento gravano spesso aspettative genitoriali, ma non solo, legate a precocità e velocità come se imparare prima, presto, prima degli altri fosse un risultato straordinario! Ancora Crepet:

Ho chiamato bambini Abarth questi poveri disgraziati, costretti ad andare al massimo, a prendere dieci in tutte le materie. Sono bambini costantemente fuori giri. [...] Tutto questo pensiamo che non abbia una ricaduta? Per esempio, tra questo e un certo modo di vivere aggressivamente, pensiamo che non ci sia nessuna relazione? A questo c'è rimedio? Penso di sì. Ho visto qua e là nascere, debbo dire spesso anche tramontare, delle idee di scuola mite [Piaget parla di scuola come luogo mite]. Esiste comunque oggi una possibilità di disegnare diversamente un patto tra scuola e famiglia, dove ognuna assuma nuove competenze
e nuovi obblighi. [...] Dobbiamo ripensare i tempi dell'educare (5).

Vorremmo aggiungere a questa prima pagina di appunti sparsi una nota politica: l'attuale progetto governativo di riforma della scuola si connota per la totale assenza di attenzione ai tempi di crescita e di gioco di bambini/e e di ragazzi/e. Una delle proposte che vi sono contenute riguarda l'anticipazione a due anni e mezzo per la scuola per l'infanzia.
A tal proposito il XIII Convegno nazionale servizi educativi per l'infanzia - «Percorsi educativi di qualità per le bambine e i bambini in Italia e in Europa», svoltosi a Firenze il 1 e 2 febbraio 2002 - ha approvato alcuni documenti: il primo in risposta al progetto di riforma del governo, il secondo sulla proposta di legge per gli asili nido (anch'essa in attesa di essere rinnovata).

(1) La citazione è tratta dall'intervista a Paolo Crepet a cura di Roberto Camarlinghi, Se la creatività è strategica, "Bambini", Aprile 2002, pp.12-18.
(2) Testo liberamente riportato dall'intervento di Gabriella Paolucci, I tempi delle famiglie, dei servizi, dei bambini, dal Convegno Percorsi educativi di qualità per le bambine e i bambini in Italia e in Europa, Firenze, 1-2 febbraio 2002.
(3) Cfr. Enzo Catarsi, Aldo Fortunati (a cura di), La programmazione - progettazione nell'asilo nido, Firenze, La Nuova Italia, 1989, p.56.
(4) Grazia Honegger Fresco, Prefazione a Emmi Pikler, Datemi tempo, Como, Red, 1996, p. 10.
(5) Intervista a P. Crepet, cit., p. 16.