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copertina della rivista "Firenze per le bambine e i bambini"

Educare alla relazione non alla... perfezione!

Alcuni appunti sul IV numero della rivista "Firenze per le bambine e per i bambini"
A cura di Silvia Filippelli

Il IV numero della rivista "Firenze per le bambine e per i bambini" (aprile 2006) affronta un tema importante e paradigmatico per la verifica, e per l'autovalutazione, del progetto educativo dei servizi alla prima infanzia: il disagio inteso nella triplice accezione – sebbene accuratamente tenute distinte – di disagio psicofisico, sociale e familiare.
Il progetto, e il valore, educativo degli asili nido e dei centri gioco è inscritto, infatti, nella capacità pedagogica e relazionale di rispondere, sostenere e consolidare le singole soggettività, le differenze individuali. Anche le relazioni diventano significative quando sono segnate dal riconoscimento reciproco, seppure nelle inevitabili asimmetrie sia che si tratti di relazioni fra pari, tra bambine/i e adulti, tra adulti.
Senza il timore di enfatizzare diversità irriducibili, ma anche lavorando sulle affinità, sull'apporto unico e parimenti ricco di senso di ciascuno/a, l'opportunità del nido è quella di promuovere e vivere un progetto di sé a partire da sé.
Partire da sé significa anche partire dai propri limiti, o da quelli che "subiamo", dalle esclusioni e dalle ombre, oltre che dalle potenzialità, dalla molteplicità delle intelligenze e delle risorse.

Le reti tengono…

Un primo articolo affronta il dis-agio nella società flessibile e descrive un paradosso: "Se il termine [disagio] significa mancanza di agi, privazione, mal si concilia con l'espressione flessibile che invece si concentra sulla capacità di adattarsi alle diverse necessità" (Gianna Maschiti, p. 4). L'articolo introduce poi al tema delle madri detenute con bambini/e al di sotto dei tre anni, alla realtà dolorosa - e spesso rimossa - dei bambini e delle bambine in carcere.
Questa delicata tematica è al centro delle esperienze raccontate nella rivista poiché il progetto dell'asilo Gallo Cristallo, che ha inserito al nido bambini/e che vivono nel carcere di Sollicciano con le madri, risulta sintomatico – anche se per ora abbastanza unico – della possibilità delle reti e dei soggetti (servizi pubblici, associazioni) di attivare in sinergia progetti che consentano politiche per l'infanzia responsabili e penetranti anche le pieghe più profonde e meno visibili della società. In questo caso è stata determinante la collaborazione di Sylke Stegemann di Telefono Azzurro.
Tirare il filo è il titolo dell'articolo che racconta un'altra esperienza, quella di un bambino affetto da trisomia 21, attraverso il punto di vista di tre educatrici e della madre. Le educatrici sottolineano l'importanza della rete tessuta tra asilo, famiglia e il centro di neuropsichiatria di Pistoia: "A conclusione del nostro percorso potremmo dire che l'esperienza così realizzata è stata resa possibile grazie al coinvolgimento delle varie figure che, col loro impegno, hanno creato una trama di significati condivisi e riconosciuti. Numerosi e continui sono stati i momenti di verifica e valutazione del lavoro svolto […]. Forti delle nostre esperienze possiamo affermare che si possono raggiungere risultati positivi quando tutti i contesti educativi che ruotano intorno al bambino adottano uno stesso metodo di lavoro collaborando al fine di aiutare i bambini a crescere nella ricerca di una loro autonomia. L'importanza di quanto costruito insieme si esprime nel nome che abbiamo scelto per il nostro progetto: Tirare il filo" ( Antonella Altieri, Raffaella Marziari, Beatrice Posi, Tirare il filo, pp. 9-11).

Problematizzare un'immagine statica

Rispetto alla dis-abilità psicofisica il discorso si approfondisce e amplia attraverso contributi di natura culturale e, direi, politica. Come suggerisce un testo del 2003 di Andrea Canevaro e Dario Ianes, recensito nella rubrica Tri-angolo della lettura, invece che di dis-abilità dovremmo parlare di divers-abilità. L'introduzione e l'uso di questo interessante neologismo si propone l'obiettivo di superare e decostruire le dicotomie vantaggio/svantaggio, handicap/pienezza, caso/norma e via dicendo. "Riconoscendo le differenze, tutte le varie differenze, si modifica l'immagine della norma. La normalità diventa pluralità di differenze, non uniformità fissa, definita attraverso standard" (A. Canevaro, Dario Ianes, Diversabilità. Storie e dialoghi nell'anno europeo delle persone disabili, Erickson, Trento, 2003, p. 6).
Ogni persona è diversamente abile, ogni bambino/bambina è diversamente abile e, in quanto tale, va accolto e riconosciuto, sostenuto nella costruzione di relazioni significative all'interno di contesti rassicuranti e affettivamente consolidati.
Similmente per i piccoli che si trovano ad affrontare e a vivere un cosiddetto disagio sociale – del quale la situazione del carcere rappresenta certamente un caso estremo – o familiare, il contesto educativo del nido può contribuire a riconoscere e ad accogliere la complessità innegabile di certi vissuti con l'obiettivo di favorire una crescita il più possibile armonica.
E' opportuno precisare che nel disagio familiare sono compresi problemi come la separazione dei genitori, un lutto o, perché no, anche la nascita di un fratellino o di una sorella. Questo ci da la misura di quanto sia estesa e molteplice la declinazione del macro contenitore ‘disagio' e, di conseguenza, quanto sia importante pensare e progettare in maniera sistemica sulle singolarità.

Al nido si cresce tutti, piccoli e grandi!

La condivisione e l'empatia, l'esserci senza sostituirsi sono alcuni degli atteggiamenti che possono consentire di superare la difficoltà di riconoscere, accettare, comunicare e lavorare su un disagio. Per questo la crescita riguarda ogni soggetto, la capacità di riconoscersi reciprocamente partendo da posizioni non giudicanti, il più possibile libere.
Riconoscendo il valore dei servizi alla prima infanzia Massimo Papini e Paola Allori parlano di un loro "ruolo insostituibile ". Questi, infatti, oltre a costituire uno spazio dove è possibile un costante sviluppo dell'autonomia, offrono anche "gli strumenti necessari per il superamento della percezione di un sé negativo. Le componenti relazionali all'interno del nido svolgono un ulteriore e determinante ruolo sia nel caso di disturbi leggeri della personalità sia di fronte a situazioni più gravi. Nel contesto familiare, infatti, il senso di colpa, la sofferenza, l'incapacità a accettare e, talvolta, a combattere, la diversità del bambino si trasformano in atteggiamenti iperprotettivi che si concretizzano in un eccesso di accudimento che intensifica la passività del bambino bloccando il processo di acquisizione della propria autonomia. Per contro i servizi alla prima infanzia prevedono un progetto educativo volto alla realizzazione di obiettivi specifici fra cui il sostegno alla genitorialità, lo sviluppo delle capacità relazionali, la stima di sé e il rispetto degli altri" (Massimo Papini, Paola Allori, A proposito di diversabilità: il ruolo insostituibile dei servizi alla prima infanzia, pp. 7-8).

Da segnalare infine...

Le schede staccabili al centro della rivista documentano il Nido a porte aperte attraverso un laboratorio di musica per piccolissimi rivolto ai genitori e i Laboratori viaggianti, progetto del nido La giostra, gestito dal Cospe, sulle feste nel mondo dedicate ai bambini dalla Cina all'Iran, dall'Italia al Brasile.

Un'altra importante innovazione di questi ultimi anni è costituita dal progetto di aggiornamento rivolto alle educatrici chiamato Travaso dei saperi pensato per riconoscere e valorizzare i saperi interni (si vedano gli articoli Progetto travaso dei saperi, La pelle, questo sottile sottile confine, Dal massaggio coccola al massaggio relazione, pp. 16-20). Si tratta di percorsi formativi che prevedono passaggi circolari di saperi per cui le educatrici stesse possono proporsi come docenti e/o seguire i corsi, a seconda delle competenze che si hanno o che si vogliono acquisire.

Data di pubblicazione: 19 maggio 2006