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sei in Tempi e Spazi  Culture  Scuola: Tempo e scuola

Tempo e scuola, a cura di Albert Mayr


Finora nel discorso italiano sulle politiche dei tempi il mondo della scuola è quasi del tutto assente. Può essere utile perciò dare un'occhiata a come questo tema viene affrontato in altri paesi. Segue una sintesi del resoconto - apparso sulla rivista on-line Zeitpolitisches Magazin nr. 9, www.zeitpolitik.de. - di Helga Zeiher (co-autrice, tra l'altro, del fondamentale Orte und Zeiten der Kinder (Luoghi e tempí dei bambini), Juventa, 1994) sul convegno della Società Tedesca per le Politiche del Tempo su "Politica della formazione come politica dei tempi", Berlino, 27-29 ottobre 2006.

Il convegno è iniziato con uno sguardo 'dall'esterno' all'istituzione della scuola: alla qualità della vita delle persone nella scuola e allo sviluppo sociale sostenibile del sistema della formazione. In seguito ci si è interrogati su come, nell'insegnamento, si possano affrontare le nuove esigenze di oggi. Gli interventi erano raggruppati in tre blocchi.

Quali sono le aspettative della nostra società verso l'acquisizione di competenze temporali nella scuola?

È stato rilevato che la struttura temporale della scuola e le competenze nell'uso del tempo trasmesse in essa corrispondono sempre meno alle odierne forme di organizzazione temporale e alle esigenze della società. Infatti, le persone devono sempre di più decidere esse stesse i rapporti tra tempo di lavoro e vita quotidiana e ciò in condizioni di accelerazione e incertezza sul futuro. Perciò il regime temporale della scuola deve essere trasformato. Ma le riforme non devono mirare solo ad un aumento dell'efficienza; anzi, la scuola dovrebbe fornire gli strumenti per una resistenza critica verso le aspettative sociali dominanti. Gli allievi dovrebbero acquisire le competenze per riflettere sul tempo e un suo uso significativo.

In che modo le condizioni e i processi temporali della vita quotidiana e quelli della scuola si intersecano?

In questo blocco sono stati discussi i potenziali di conflitto che possono nascere nella riorganizzazione dei tempi scolastici. È stato rilevato che non si possono ignorare né le esigenze quantitative e cronologiche derivanti dal quotidiano dei bambini, né le svariate condizioni necessarie nei processi di apprendimento e di insegnamento istituzionalizzati. Il bisogno cronobiologico di seguire determinati ritmi è stato messo a confronto con il cadenzamento meccanico della scuola e il fatto che i bambini acquisiscono, nelle loro attività extra-scolastiche, le loro proprie modalità di uso del tempo, è stato considerato un limite del monopolio di insegnamento della scuola. Inoltre si richiede alla scuola di adattarsi agli orari di lavoro dei genitor; il passaggio alla scuola a tempo pieno comporta una nuova distribuzione dei tempi che coinvolge la scuola, i genitori e il sistema di assistenza ai giovani. Le aspettative verso la scuola sono che essa si apra maggiormente verso il vissuto quotidiano dei bambini. Ma quanta apertura può essere tollerato dalla funzione sociale della scuola e di quanta regolamentazione essa ha bisogno?

Come possono essere acquisite delle importanti competenze temporali nei processi di apprendimento scolastici?

Questa parte del convegno si è occupata di spunti e modalità, a livello organizzativo e curriculare, per la trasmissione di competenze temporali. È preferibile occuparsi di tempo in modo interdisciplinare oppure il tempo può costituire un campo autonomo? Come possono i bambini gestire il tempo nelle fasi di apprendimento libero e cosa può offrire l'insegnamento a progetto in quest'area? Nella pedagogia e nella psicologia dello sviluppo troviamo diversi spunti teorici e pratici ma è risultato evidente che sono necessari ulteriori sforzi teorici e di indagine empirica.

Il tempo è vita, questo vale anche per il tempo dell'apprendimento e della formazione. Nelle conclusioni del convegno è stata espressa la convinzione che una prospettiva di politiche del tempo che consideri tutto il contesto e la qualità della vita dei giovani sia indispensabile per la politica della formazione.


Nota in calce: Ho cercato di interpellare i/le responsabili della Pubblica Istruzione delle Province della Toscana su questi temi, ma non ho avuto (naturalmente?) nessuna reazione. A.M.