salta la barra
Tempi e Spazi
CULTURE,
prospettive


sei in Tempi e Spazi  Culture  Recensione della rivista "Firenze per le bambine e i bambini"
Particolare della copertina della rivista "Firenze per le bambine e i bambini" del mese di giugno. Sono fotografati bambini che giocano.

"L'esperienza di base della crescita è la fiducia"1

idee e progetti di continuità educativa nella rivista
"Firenze per le bambine e per i bambini"
A cura di Silvia Filippelli

"Firenze per le bambine e i bambini" è una rivista che si propone di mettere in rete i servizi all'infanzia del territorio fiorentino fornendo loro l'opportunità di partecipare come soggetti alla crescita del progetto stesso. La pubblicazione intesse infatti contributi teorici e documentazione di esperienze, sezioni informative e bibliografiche, rubriche interattive rivolte alle educatrici, alle famiglie e a chi lavora nel settore. All'incrocio tra rivista di settore e strumento di lavoro pubblica semestralmente le buone pratiche progettate e realizzate dai vari servizi (asili nido, spazi gioco) nell'ottica di una ricerc-azione che ne connota in maniera specifica il lavoro educativo (quell'andare e venire dalle pratiche alle metodologie, dalle esperienze ai materiali teorici).
Il terzo numero della rivista - giugno 2005 - si articola intorno ad un tema che ha specifiche connessioni con le categorie spazio-temporali dei soggetti, che riguarda il territorio, gli spazi e gli stili educativi, i tempi della crescita. Si tratta, infatti, della continuità educativa ossia delle pratiche - educative e relazionali - riguardanti il passaggio da un grado di scuola all'altro e, in particolare, dall'asilo nido alla scuola dell'infanzia.


I. Una progettualità comune

Ho scelto come titolo dell'intervento "L'esperienza di base della crescita è la fiducia" poiché la crescita e i passaggi che l'accompagnano risultano assecondati in maniera ottimale se sono pensati all'interno di una progettualità complessiva che li prepari coerentemente sostenendo e promuovendo "la fiducia intesa come confidenza e capacità di prevedere che l'altro sarà in grado di accogliere, articolare e dare senso ai propri bisogni, desideri e intenzioni" 2.

Negli interventi più teorici si delinea, pertanto, una proposta di continuità come progetto condiviso che sottenda idee condivise di bambini/e e di scuola pur all'interno di approcci educativi diversi: "Il nido ha l'opportunità di vivere la continuità sia verticale, con la scuola dell'infanzia, che orizzontale, in particolare con la famiglia e con le altre agenzie educative del territorio. Il rapporto con la famiglia così stretto ed intenso, in considerazione dell'età dei bambini, ha fatto sì che maturasse, nelle pratiche del nido, una pedagogia della relazione, basata sull'accoglienza ed il rispetto dei tempi di bambini e adulti, sulla partecipazione ed il coinvolgimento della famiglia. Il rapporto e la relazione con la famiglia si perdono con gli ordini di scuola successivi, più attenti all'apprendimento disciplinare. La creazione di un sistema di relazioni che accompagni il percorso formativo a cominciare dai primi mesi di vita è di fondamentale importanza per tutto ciò che verrà dopo ivi compresi i momenti di giusta discontinuità che l'appropriazione di idonee competenze permetterà di affrontare e gestire" (Mariangela Molinari, p. 5) 3.

Il titolo della tavola rotonda - "Dalla continuità alla coerenza" - è sintomatico della necessità di dialogare con una complessità che non può essere risolta semplicemente nelle categorie lineari continuità/discontinuità. Come sostiene ancora Cardini 4 :
"Il paradigma della congruenza o coerenza sembra abbastanza adatto allo scopo, in quanto consente una visione a tutto tondo del problema, privilegiandone gli aspetti di contenuto e tentando di metterne in luce tutti gli aspetti, secondo una trama di tipo reticolare e ricorsivo. Dalla domanda su quanto un sistema educativo o scolastico sia in linea con quello che lo precede o lo segue, si passa a una pluralità di interrogativi sul che cosa/in quali occasioni/in che modo esso sia in rapporto agli altri e viceversa, alla famiglia e alla più ampia ecologia dell'infanzia. L'idea di coerenza offre inoltre più d'una opportunità: accoglimento della specificità del mandato educativo di ciascun ordine o grado scolastico, contenendo sia il rischio di eccessive fratture che quello di incollare o suturare le diverse istituzioni e i relativi progetti educativi; promozione della curiosità, della motivazione al rapporto e della capacità di mettersi in gioco; tutela e valorizzazione dell'identità pedagogica e organizzativa delle diverse istituzioni scolastiche, prefigurando la costruzione di collegamenti, embricature e connessioni di varia natura" 5.

inizio pagina

II. Passaggi che crescono

Le esperienze raccontate nel numero riproducono in maniera adeguata una realtà di pratiche fluida, eterogenea e in trasformazione, poco istituzionalizzata e progettata a partire dai diversi contesti. Quella che - all'interno dell'asilo nido - viene definita continuità orizzontale riflette uno stile pedagogico basato sulla relazione e sulla promozione di un clima di coerenza fra i sistemi di esperienza e di vita quotidiana del bambino dove anche le differenze e le incongruenze, se non eccessive, "sono buone per lo sviluppo perché promuovono la differenziazione, l'articolazione e l'integrazione delle condotte infantili" 6. L'Atelier dei Grandi, nelle pagine centrali della rivista - documenta una significativa esperienza di sostegno alla genitorialità articolata in vari incontri dove l'elemento tempo è proposto al confronto tra educatrici e genitori declinandolo in: Il tempo dl sonno, Il tempo degli abbracci e dei capricci, Il tempo del fare e del non fare.

È proprio dalla riflessione sulla coerenza relazionale ed educativa cosiddetta orizzontale (asilo nido/famiglia/sistema parentale) che si sono incardinate nella pedagogia degli asili anche le esperienze di continuità tra sistemi educativi diversi (asilo nido/scuola dell'infanzia). Un'osmosi tra linguaggi, metodi, sguardi, storie, partecipazione, reti di cui troviamo ampia documentazione nella rivista attraverso il racconto dei molteplici progetti attuati nei quartieri della città.
La continuità richiama, dunque, ad un'idea di scuola che guardi all'importanza delle relazioni, che sia capace di neutralizzare la discontinuità come scarto incoerente e ne valorizzi, invece, le componenti affermative e positive di cambiamento e di possibilità: "i piccoli scoprono, i grandi sostengono il tutto in una stimolante e costante prospettiva aperta" (Barbara Benedetti, p. 5). E un aspetto rilevante di riconoscimento reciproco viene anche individuato "nel principio di solidarietà" come comune denominatore dei contesti educativi e scolastici (Carlo Testi, p. 12).
Negli interventi emergono elementi tecnici di grande importanza (per i quali si rimanda ad una lettura degli articoli) come il Sistema formativo integrato e il Portfolio, una sorta di curriculum che accompagna i/le bambini/e in tutto il loro percorso scolastico.

inizio pagina

III. Relazioni tra tempo e spazio

Oltre ad una coerenza nelle relazioni e nei contesti di vita quotidiana una progettualità comune di continuità include la trasformazione dello spazio della città. Vicino, lontano, troppo lontano, separato, irraggiungibile, comunicante o a portata di mano: percorrendolo, attraversandolo per andare dall'asilo a casa, dall'asilo alla scuola dell'infanzia rendiamo vivibile lo spazio, lo conosciamo e ri-conosciamo, lo rendiamo più fluido e reticolare. Gli spazi - fisici e mentali - si trasformano quando si creano legami e relazioni e solo dalla loro familiarità i bambini e gli adulti possono provare a modificarli, nella percezione ma anche nell'uso.

A questo proposito vorrei riportare alcuni frammenti dal racconto di un'esperienza condivisa tra l'asilo nido Chicco di Grano e la scuola dell'infanzia Capuana. La fiaba di Pierino e il Lupo costituisce il filo conduttore di questo progetto che può ben esemplificare in che cosa consista concretamente un' esperienza di continuità.

"Le classi di bambini con le loro insegnanti ed educatrici si sono ospitate a vicenda, dando risalto allo stare insieme, sullo sfondo delle molteplici proposte narrative della storia di Pierino e il Lupo. Sempre più originali e intimamente partecipate queste proposte sono state interessanti sia per gli adulti che per i bambini. Il racconto è stato ogni volta rielaborato e proposto attraverso modalità diverse, divenendo occasione di stimolo all'interazione e alla comunicazione tra bambini, e restituendo anche agli adulti un'esperienza gratificante e di crescita professionale. Questi incontri, ampliamente documentati, sono anche un'occasione speciale che ci permette di percorrere il territorio a bordo di un pulmino e divengono motivo di conversazione con i bambini, momento importante per consolidare l'esperienza vissuta" (Susanna Del Panta, Elena Ermini, Tiziana Giolli, p. 13).

Una componente fondante il progetto appena descritto è il lavoro sulle emozioni: la "gioia e la paura", l'incertezza e la confusione, l'incontro con il nuovo che possono accompagnare un momento di così forte cambiamento. Queste emozioni connotano l'emotività infantile ma anche quella dei grandi. I passaggi si inscrivono nella dimensione emotiva poiché alludono a rituali di crescita e attivano trepidazioni forti oltre che profonde pulsioni verso il nuovo e lo sconosciuto: alla paura si alterna una percezione di sé in cambiamento in una circolarità che si fa creativa laddove, appunto, riconosciuta e promossa. "Se esiste un filo rosso [...] che il bambino ritrova nel passaggio da un servizio all'altro e può riconoscere, allora il nuovo si innesta e acquista senso nella familiarità dello sfondo comune, della storia che continua: allora la curiosità può farsi avanti, i sentimenti negativi possono essere tollerati, il nuovo contesto farsi contesto di apprendimento" (Donatella Savio, p. 2).

La narrazione e l'ascolto emergono come sfondi comuni a molte delle esperienze documentate: attraverso il narrare e il narrarsi si fa esperienza della relazione con l'altro; il dare voce al corpo, ai gesti, alle emozioni, alla capacità di stupirsi e di incantarsi è dare voce a linguaggi che i bambini e le bambine da 0 a 6 anni condividono ancora pienamente.

inizio pagina
1 Roberta Cardini, Dalla continuità alla coerenza: verso un progetto educativo per l'età prescolare, in Roberta Cardini, a cura di, La coerenza educativa tra l'asilo nido e la scuola materna, Bergamo, Edizioni Junior, 1995, p. 27. Il testo di Roberta Cardini è segnalato e recensito all'interno della rivista nella sezione Lo scaffale dei grandi.
2 Idem.
3 I rimandi tra parentesi (autore/autrice e pagina) si riferiscono agli interventi presenti nella rivista.
4 Cfr. ibidem, pp. 50-51.
5 Ibidem, p. 51
6 Ibidem, p. 28