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copertina del libro di Francois Jullien
Copertina del libro di Francois Jullien, "Il tempo: elementi di una filosofia del vivere" (Sossella, 2002)

Il tempo: elementi di una filosofia del vivere

Estratti dal libro "Il tempo: elementi di una filosofia del vivere" (Sossella, 2002) di François Jullien

Preambolo alle istruzioni per caricare l'orologio

"Pensa a questo: quando ti regalano un orologio, ti regalano un piccolo inferno fiorito, una catena di rose, una cella d'aria. Non ti danno soltanto l'orologio, tanti e tanti auguri e speriamo che duri perché è di buona marca, svizzero con ancora di rubini, non ti regalano solo questo minuscolo scalpellino che ti legherai al polso e che andrà a spasso con te. Ti regalano. non lo sanno, il terribile è che non lo sanno - ti regalano un altro frammento fragile e precario di te stesso, qualcosa che è tuo, ma che non è il tuo corpo, che devi legare al tuo corpo con il suo cinghietto simile a un braccino disperatamente aggrappato al tuo polso. Ti regalano l'obbligo di caricarlo tutti i giorni, l'obbligo di caricarlo se vuoi che continui ad essere un orologio; ti regalano l'ossessione di controllare l'ora esatta nelle vetrine dei gioiellieri, alla radio, al 16. Ti regalano la paura di perderlo, che te lo rubino, che ti cada per terra e che si rompa. Ti regalano la sua marca, e la certezza che è una marca migliore delle altre, ti regalano la tendenza a fare il confronto tra il tuo orologio e gli altri orologi. Non ti regalano un orologio, sei tu che sei regalato. sei il regalo per il compleanno dell'orologio"

Proposta ai lettori: che succede se sostituiamo la parola orologio con la parola cellulare?
Attenzione: non fa parte dell'estratto, è solo una proposta di lettura a cura della redazione

Cos'è il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so, dice Agostino nel libro della memoria. Cos'è il tempo? Il mio nome è Isacco Newton: il tempo è numero. Il mio nome è Eckart: il tempo è Uno e indivisibile. Il mio nome è Abramo: il tempo è sacrificio. Il mio nome è Karl Marx: il tempo è lavoro/merce/denaro. Il mio nome è Ulisse: il tempo è nostalgia. Il mio nome è Nessuno: il tempo è Itaca. Il mio nome è Cartesio: il tempo è ragione. Il mio nome è Parmenide: il tempo è essere. Il mio nome è Eraclito: il tempo è divenire. Il mio nome è Pascal: il tempo è il Tempo. Il mio nome è Sigmund Freud: il tempo è sesso. Il mio nome è Chronos: il tempo sono io. Il mio nome è Saturno: il tempo sei tu. L'orologio biologico si tramutò in orologio cosmico, gli uomini guardavano il cielo: s'interrogavano sulla costellazione di pianeti e di stelle (sìderis, siderale), consideravano, desideravano. Il tempo non è più quello di una volta. Il calendario regola il macrotempo, l'orario ritma il microtempo, il batticuore segna il tempo dell'attesa: verrà? perché ritarda? dovrebbe giè essere qui, ora. Cronos, Kgòvos (Saturno) confuso con Chronos, Xgòvos (il Tempo) rappresenta la fame divorante della vita, il sentimento della durata che scorre tra il desiderio e la sua soddisfazione


da: Avvertenza dell'Autore (pag. 7)

"Le pagine che seguono originano da un interrogativo semplice, addirittura elementare, che tuttavia a mia conoscenza, non è mai stato formulato, almeno in termini espliciti: si deve pensare il tempo? Non come pensare il tempo, questione su cui la filosofia si è ampiamente diffusa, ma, in termini più radicali, necessitiamo, e per quale motivo, di un concetto di "tempo"? Una simile domanda credo nessuno abbia immaginato di porla. Il "tempo" infatti, continua ad abitare il nostro pensiero quotidiano, come un'evidenza, e a modellarlo. D'altra parte, tutta la storia della filosofia, assumendo "il tempo" come un dato, ha continuato, attraverso i suoi continui rinnovamenti, a interrogarne l'enigma, senza tuttavia uscire dal quadro "nozionale" che fin dall'inizio, nella lingua, a essa si imponeva. Anche gli autori che nel corso del XX secolo hanno tentato di prendere le distanze dalla concezione comune (aristotelica) del tempo - tentando di rinvenire al di sotto del tempo l' "intuizione" della durata (Bergson) o di risalire a una concezione più "originaria" della nostra esperienza (Heidegger) - non lo hanno fatto. Fin dai suoi inizi la filosofia si è battuta con il concetto di tempo, ma senza uscirne. Eccoci quindi a dimora di questo strano concetto: il "tempo". Allo stesso tempo, assolutamente insolito e abituale: è a partire da esso che concepiamo ciò che dovrebbe costituire l'essenza della "vita".

Sulla base della mia strategia filosofica, ho tentato passando per il pensiero cinese, di uscire dalla grande piega del "tempo". La Cina, infatti, ha pensato il "momento" stagionale e la "durata", ma non un involto che li contiene entrambi, ossia un tempo omogeneo e astratto. Come può essere, ci sai chiede immediatamente, un pensiero che non ha pensato il "corpo" in "movimento", da cui deriva la concezione del tempo fisico come "numero del movimento", che non oppone il temporaneo all'eterno o l'essere al divenire, origine della metafisica, e il cui linguaggio, infine, essendo privo di coniugazione non offre la possibilità di opporre differenti tempi, futuro, presente, passato? Esiste allora un'alternativa al pensiero del tempo? Il tentativo di dispiegarla ci porta a considerare, a proposito del "tempo", che possa essere la stagione, così come , in riferimento alla dis-tensione temporale che permette una estensione "nel tempo", quale sia la transizione continua che costituisce il processo delle cose.

Ne risulterà che il tempo, sempre concepito fra un "inizio" e una "fine", un punto di partenza e un punto d'arrivo, incombe sull'andamento dei processi e sulla loro logica d'immanenza. E infatti, al di sotto dell'interrogazione sul tempo, mi propongo di far luce su un'altra questione, quella del "vivere" per affrontarla in maniera diversa e per riuscire a dispiegare la nozione di vivere, staccandola dal tempo, e precisando le condizioni di possibilità della sua assunzione da parte della filosofia. Perché il vivere - e non una vita, come se ne parla dal di fuori anche nel caso della "propria" vita - non avviene fra un inizio e una fine; il vivere in sè non appartiene all'ordine del movimento del mobile o dell'attraversamento. E d'altra parte, come vivere al "presente" se esso, secondo la definizione fisica, non è che un punto senza estensione, un istante senza possibile adesso? O se, stando alla definizione fenomenologica, visto che ad attribuirgli consistenza è l'intenzione, è concepito solo nella dipendenza da un oggetto temporale, così come, da Agostino a Husserl, la melodia percepita?

In una formula di sostituzione, al termine dei Saggi, Montaigne suggerisce di vivere non al presente ma "a proposito". In maniera discreta quel "a proposito" ci fa uscire dal pensiero del tempo; si deve quindi considerare il momento non come un lasso di tempo ma come un'occasione, o piuttosto un'"occorrenza", forgiandone il concetto. "Il momento giusto" si dice; ma il momento giusto di che cosa è fatto? Più precisamente, come attribuire consistenza storica all'opportunità con la quale ci "accade" e alla disponibilità con la quale ci "apriamo a esso"? Intraprendere un itinerario attraverso la Cina ci servirà proprio a questo: passando per altre coerenze, ignari delle nostre costruzioni soggettive, si tratta di portare alla riflessione ciò che è implicito nella nostra esperienza e continuiamo a dire quotidianamente ma che, in forza delle proprie scelte, la filosofia non ha potuto pensare..."


Data di pubblicazione: 12 aprile 2007